Gravidanza nella gravidanza. Superfetazione!

Una donna australiana scopre di aspettare due bambine, concepite a dieci giorni di distanza l’una dall’altra e con un solo rapporto sessuale. Si tratta di un evento rarissimo

Anche se c’è già qualcuno che grida al miracolo, in realtà su quanto accaduto a Brisbane in Australia esiste una spiegazione scientifica. Ma andiamo con ordine. Nel 2006 a Kate Hill viene diagnosticata la sindrome dell’ovaio policistico, a causa della quale la donna non riesce più a ovulare e quindi non rimane incinta “naturalmente”.

Sostenuta dal marito Peter, la ragazza decide di sottoporsi a una terapia farmacologica non solo per regolarizzare il ciclo mestruale ma anche per stimolare la funzionalità ovarica e indurre nuovamente l’ovulazione: il trattamento si rivela efficace perché nove anni più tardi e vari tentativi dopo, la Hill scopre di aspettare due gemelli.

All’incredulità della dolce attesa, si aggiunge il clamore di una seconda (e inaspettata) notizia: la donna porta in grembo un terzo figlio, concepito a dieci giorni di distanza dai due precedenti. In pratica la ragazza rimane incinta una seconda volta mentre è già in stato interessante. Insomma, una gravidanza nella gravidanza.

Nelle prime fasi della gestazione, Kate perde uno dei due gemellini (del primo concepimento) ma riesce comunque a portare avanti la gravidanza, così che nel dicembre 2015 dà alla luce Charlotte e Olivia. Si tratta di un fenomeno raro chiamato superfetazione (letteralmente “concepire sopra un precedente concepimento”), che si verifica quando, dopo la fecondazione di un ovulo e la formazione del feto, si manifesta la fecondazione di un altro ovulo, che riesce anch’esso a svilupparsi.

In tal caso si ha una gravidanza gemellare dizigotica, derivata cioè dalla fecondazione di due uova distinte da parte di due diversi spermatozoi. A rendere il caso ancor più eclatante, il fatto che la coppia non ha avuto altri rapporti sessuali dopo il primo concepimento: ciò significa che, sebbene le donne non ovulino dopo essere rimaste incinte, il liquido spermatico del marito è rimasto “attivo” per dieci giorni, tanto che uno spermatozoo è riuscito a fecondare un altro ovulo in un secondo momento.

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